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Gioielli Orientali

L’Asia è un continente enorme, misterioso e ricco di ambienti climatici differenti e popolazioni mitiche millenarie: dai cavalieri delle steppe ai nomadi del vicino oriente, dai sontuosi palazzi indiani ai cacciatori di teste, dai monaci che vivono sul “tetto del mondo” ai fasti della Cina imperiale.

Le popolazioni nomadi e seminomadi che percorrono l’Asia usano indossare il loro patrimonio trasformato in gioielli, tanto che le donne turkmene, il giorno del loro matrimonio, possono adornarsi con oltre 17 kili di oro e argento. In queste società, dove i cavalli hanno tutt’oggi un’enorme importanza pratica e sociale, molti gioielli sono realizzati per le loro bardature: splendide selle, briglie e finimenti vengono decorati in argento, cornalina e corallo.
I turkmeni yomud indossano gioielli non solo sotto forma di bracciali, orecchini e collane, ma anche come pettorali, dorsali, cinture, copricapo e pendenti per le acconciature. Spesso sono gioielli molto complessi, ricchi di pendenti e catenelle, con superfici in argento e argento dorato con disegni geometrici, arabeschi e incrostazioni di gemme rosse. Il rosso è il colore preferito dai nomadi poiché è un simbolo direttamente connesso con il sangue e quindi con la forza vitale stessa. Il corallo (Corallium rubrum), soprattutto quello del Mediterraneo, non è semplicemente una gemma ma un vero e proprio talismano senza il quale non sarebbe possibile affrontare un viaggio nel deserto. Le vie della seta che dalla Cina arrivavano fino al Mediterraneo, venivano percorse in senso opposto prendendo il nome di “ vie del corallo”.

Nell’Himalaia, la dimora degli dei nell’area del Tibet, Nepal, Ladakh, Buthan, i gioielli ricoprono letteralmente i vestiti. Una delle gemme preferite è la turchese, simbolo di aria, acqua e cielo. Le donne del Ladakh portano pesanti acconciature in cui i loro capelli sono intrecciati con feltro e tessuto rosso costellati di turchesi. La turchese è un talismano sia per lo spirito che per il corpo e gli vengono attribuite proprietà medicamentose. Oltre alla turchese, anche il corallo è molto amato e testimoniato fin dai racconti di Marco Polo; assieme a turchese e corallo troviamo l’ambra che, per la qualità più pregiata, viene importata dai paesi baltici. Nelle collane vengono infilate anche delle perline in agata nera o bruna, chiamate Gzi che si pensava adornassero gli dei e che venissero scagliate da questi sulla terra quando erano rotte o difettose; esistono però altre leggende che dicono che sono gli escrementi di un uccello mitico che si nutre solamente di pietre preziose. A Lhasa sia le donne che gli uomini bucano i lobi ed indossano orecchini perché chi non ha i fori nelle orecchie rischia di reincarnarsi in un asino.

L’India è sempre stato uno dei maggiori centri per il commercio delle pietre preziose e fino dall’antichità, molte tra le pietre preziose più spettacolari al mondo sono state trovate in miniere indiane e adesso fanno parte dei gioielli più preziosi nelle collezioni museali e nel tesoro della corona di molte corti europee.

Il gioiello per gli indiani è una sorta di documento di identità che svela l’appartenenza, la spiritualità, il rango e la superstizione del possessore; niente è casuale: ogni forma, decorazione, materiale usato ha un preciso significato. Il gioiello è l’elemento distintivo dell’individuo, un mezzo attraverso cui chi osserva può capire subito chi si trova di fronte. Le pietre preziose letteralmente ricoprono i gioielli indiani e spesso l’oro serve solo come supporto e cornice.

Le risorse minerarie indiane sono ancora oggi incalcolabili, oltre alle miniere di diamanti, in India si trovano rubini, smeraldi, zaffiri, berilli e molte altre ancora.

Prevalentemente il taglio delle pietre è cabochon ovvero liscio e arrotondato; spesso le pietre sono forate anche all’interno per far passare il perno.

Anche gli smalti sono molto usati e apprezzati e questo perché l’India ama molto il colore e la brillantezza.

Non solo le pietre ed i metalli preziosi sono utilizzati nei gioielli ma anche semi e parti di piante ritenute sacre. In questo caso i gioielli sono veri e propri talismani. La ricerca, dei semi di Rudra (Elaeocarpus Ganitrus) è una vera e propria caccia al tesoro dove i semi sono valutati in base alla loro forma, disegno e rarità e poi montati su gioielli come perle e pendenti.

I temi preferiti nella gioielleria indiana sono le scene sacre e le divinità Induiste e Buddiste; altro tema è quello naturalistico che si esprime con decorazioni stilizzate di ghirlande e rami fioriti ma anche con animali, tra cui spesso il pavone (Pavo Cristalus), originario delle foreste indiane e importato in Occidente dai Romani.

Un gioiello tipico indiano indossato dalle donne è il pendente da naso che può essere veramente molto ricco e decorato proprio come gli orecchini tradizionali.

Nel sud est asiatico, Indonesia, Filippine, Triangolo d’Oro, Corea, i gioielli sono molto legati ai materiali provenienti dal mare: conchiglie (Ciprea Moneta, Tridacna gigas etc), madreperla, tartaruga ma anche legno di giunco, corno, vertebre di serpente, denti di coccodrillo e di maiale selvatico.

I gioielli in metallo sono decorati con fitti intrecci fitomorfi in filigrana e grazulazione dove le sferette di metallo possono avere dimensioni diverse aumentando il movimento della superficie.

Un altro tipo di decorazione molto usato nell’sud est asiatico, ripreso dalla cultura mussulmana, è l’incisione e a niello su argento con intrecci vegetali stilizzati.

Soprattutto in Indonesia, sono molto frequenti temi che riprendono l’edilizia come case e templi il cui significato è da trasporre al Cosmo e alla Creazione.

Anche in Cina la tradizione dei gioielli è millenaria e non possiamo parlare dei gioielli cinesi senza pensare alla giada, nome dato ai minerali nefrite e giadeite. La giada non è valutata solo come pietra preziosa, ma è ritenuta anche portatrice di speciali poteri spirituali e magici; animali di giada erano forati per essere appesi ai mantelli e presumibilmente erano anche indossati come pendenti.

Oltre alla giada, i gioielli cinesi sono spesso decorati con osso e con nastrini di seta spesso di colore rosso.

La gioielleria cinese comprende sopratutto ornamenti per i capelli femminili come spilloni e fermagli; mentre per gli uomini sono cinture e pendenti. In tempi recenti sono stati realizzati anche gli anelli e sono molto apprezzati anche gli orecchini.

Le tecniche più usate in Cina nella lavorazione dei metalli preziosi sono il traforo, la filigrana e la granulazione che può essere eseguita anche per decorazioni a giorno.

I temi decorativi più ricorrenti sono le nuvole, il dragone e la fenice: il dragone è la forza dell'Universo ed è associato alla longevità e alla sapienza, i suoi cinque artigli sono il simbolo dell'Imperatore; la Fenice, o fenghuang, è un simbolo molto antico ed importante anche nelle culture del Mediterraneo (l’Araba Fenice era un uccello mitico che rinasceva dalle sue ceneri) ed in Cina è l’animale simbolo dell'Imperatrice.

Dott.ssa Bianca Cappello – Storico del Gioiello
biancacappello@libero.it


FONTI

France Borel, Ethnos – gioielli da terre lontane, Milano 1994
Hugh Tait, 7000 years of Jewellery, British Museum Press 2006
AAVV, Ori e Cavalieri delle Steppe, Silvana Editoriale 2007
Cristina del Mare, Massimo Vitale, Il Corallo nell’ornamento dell’Asia islamica dalla Turkia all’Uzbekistan, Electa Napoli 2001
Aldo Colleoni, La via del Corallo: http://www.openstarts.units.it/dspace/bitstream/10077/2791/1/Colleoni-Corallo.pdf